Riffa Festa Patronale “Maria SS. Annunziata 2018”
SCANZANO JONICO, 1-2 MAGGIO 2018


Carissima Comunità,
in questo tempo di Pasqua, tempo di grazia e di gioia, abbiamo l’occasione di vivere la festa patronale: con Maria cantiamo con cuore rinnovato l’Alleluia Pasquale; l’incontro con Cristo è la vera festa della nostra vita.
In questi giorni della novena cogliamo l’occasione per riflettere sulle cinque vie del Convegno Nazionale Ecclesiale di Firenze, <<cioè i cinque verbi dell’Evangelii Gaudium, che sono i percorsiattraverso i quali oggi la Chiesa italiana può prendere tutto ciò che viene dal documento di papa Francesco e farlo diventare vita>>:Uscire, Annunciare, Abitare, Educare, Trasfigurare, lungo le quali la comunità ecclesiale italiana viene invitata a camminare.
Apriamo il nostro cuore alla Parola di Dio Padre e chiediamo al Signore di avere orecchie e occhi attenti per vedere le sofferenze e le necessità dei fratelli.
Viviamo la festa patronale di Maria Santissima Annunziata con il desiderio di ritrovarci alla scuola di Maria, scuola di ascolto della Parola e di preghiera.
La Vergine Maria ci aiuti ad accrescere e custodire la nostra fede in Cristo Risorto.

Carissimi,
nella liturgia dell’Epifania di ogni anno, al termine della proclamazione della Parola, viene dato in modo solenne l’annuncio della Pasqua, richiamando l’attenzione dei fedeli sulla manifestazione della gloria del Signore che si è manifestata e sempre continuerà a manifestarsi fino al suo ritorno in mezzo a noi.
“Nei ritmi e nelle vicende del tempo ricordiamo e viviamo i misteri della salvezza. Centro di tutto l’anno liturgico è il Triduo del Signore crocifisso, sepolto e risorto, che culminerà nella domenica di Pasqua il 1° aprile 2018”.
Qualcuno potrebbe dire: quante tradizioni! Sempre le stesse cose: soliti riti, consuete processioni… Qualcun altro potrebbe affermare che attraverso l’anno liturgico santifichiamo e consacriamo il tempo.
In realtà l’anno liturgico è un tempo di umanità, diventa aiuto concreto a servizio per l’uomo. In modo particolare lo è il tempo di Quaresima. Un tempo che non ha bisogno di essere santificato, lo è già. Ogni fedele deve solo abitarlo, santificando se stesso.
Il tempo di Quaresima offre a tutti i credenti, ancora una volta, la possibilità di ritornare al Signore ripercorrendo e riconsiderando la propria vita.
“L’umanità di oggi è simile al popolo di Israele quando era schiavo del faraone d’Egitto. Siamo schiavi del non senso, della via vuota, della stupidità” (Card. Carlo Maria Martini).
Mi permetto, alla luce del percorso sinodale in atto nella nostra Chiesa di Matera – Irsina e ascoltando il messaggio che Papa Francesco ha dato alla Chiesa, di precisare alcuni spunti di riflessione che possono essere di aiuto, stimolo, perché “non si raffreddi la forza dell’amore di molti”.
Come al tempo di Gesù, di fronte “al dilagare dell’iniquità” (Mt 24,12) è forte il rischio di rimanere ingannati da numerosi falsi profeti il cui fine personale, annienta quello comune. L’inganno spegne la speranza e di conseguenza affievolisce in molti l’amore. Esisto solo io, il mio gruppo, la mia comunità, il mio partito. Il resto è scarto.
«La fraternità ha bisogno di essere scoperta, amata, sperimentata, annunciata e testimoniata» (Papa Francesco).
Papa Francesco ci dà una bella sintesi sui falsi profeti.
“Essi sono come “incantatori di serpenti”, ossia approfittano delle emozioni umane per rendere schiave le persone e portarle dove vogliono loro… Ognuno di noi, perciò, è chiamato a discernere nel suo cuore ed esaminare se è minacciato dalle menzogne di questi falsi profeti…”.
A tal proposito, consentitemi di mettere in evidenza alcune situazioni di sofferenza, di preoccupazione e altro che appartengono a vari ceti sociali.
“E’ forse il favore degli uomini che intendo guadagnarmi, o non piuttosto quello di Dio? Oppure cerco di piacere agli uomini? Se ancora io piacessi agli uomini, non sarei più servitore di Cristo” (Gal 1,6).
Il percorso sinodale deve aiutarci a capire meglio, a capirci meglio, a riscoprire le 7 Messaggio per la Quaresima 2018 diverse vocazioni a servizio della Chiesa e per il bene di tutti, mai per quello personale. Essere sempre pronti ad uscire dalle sacrestie senza nasconderci dietro forme di culto che giustifichino le scelte personali; pronti ad entrare nella logica di una Chiesa in cammino che ha il coraggio di sporcarsi le mani servendo e non abbia mai “mani sporche” da nascondere.
Lasciamoci incantare dall’unica Parola, quella di Gesù, dal suo insegnamento che è liberante perché vero. Questo tempo di Quaresima ci aiuti a rompere le forme di schiavitù vecchie e nuove che ci hanno fortemente penalizzati. Togliamo la dipendenza dal più forte, dal potente di turno. Mai più spettatori di una vita che passa davanti ai nostri occhi rassegnati ed in attesa che un deus ex machina cambi magicamente tutto.
Papa Francesco, continuando nel suo messaggio quaresimale dice:
“Dante Alighieri, nella sua descrizione dell’inferno, immagina il diavolo seduto su un trono di ghiaccio; egli abita nel gelo dell’amore soffocato. Chiediamoci allora: come si raffredda in noi la carità? Quali sono i segnali che ci indicano che in noi l’amore rischia di spegnersi? Ciò che spegne la carità è anzitutto l’avidità per il denaro, «radice di tutti i mali» (1 Tm 6,10);ad essa segue il rifiuto di Dio e dunque di trovare consolazione in Lui, preferendo la nostra desolazione al conforto 8 Messaggio per la Quaresima 2018 della sua Parola e dei Sacramenti. Tutto ciò si tramuta in violenza che si volge contro coloro che sono ritenuti una minaccia alle nostre “certezze”: il bambino non ancora nato, l’anziano malato, l’ospite di passaggio, lo straniero, ma anche il prossimo che non corrisponde alle nostre attese. Anche il creato è testimone silenzioso di questo raffreddamento della carità: la terra è avvelenata da rifiuti gettati per incuria e interesse; i mari, anch’essi inquinati, devono purtroppo ricoprire i resti di tanti naufraghi delle migrazioni forzate; i cieli – che nel disegno di Dio cantano la sua gloria – sono solcati da macchine che fanno piovere strumenti di morte. L’amore si raffredda anche nelle nostre comunità: nell’Esortazione apostolica Evangelii gaudium ho cercato di descrivere i segni più evidenti di questa mancanza di amore. Essi sono: l’accidia egoista, il pessimismo sterile, la tentazione di isolarsi e di impegnarsi in continue guerre fratricide, la mentalità mondana che induce ad occuparsi solo di ciò che è apparente, riducendo in tal modo l’ardore missionario”.
Una Chiesa – Carità non il “gruppo Caritas”; una Chiesa in cammino conquistata dalla forza straordinaria dell’amore divino, che fa ardere il cuore con la certezza che Gesù cammina con noi. Una Chiesa, laici e consacrati, che ama la missione sacerdotale, profetica e regale che le è propria. Una Chiesa che offra ogni giorno la propria vita al Signore per il bene dei fratelli, capace di annunciare con coraggio e con forza la Parola, capace di servire l’uomo nei suoi bisogni per aiutarlo a camminare, a usare la propria intelligenza e le proprie mani e a non ricorrere a forme di assistenzialismo che lo impoveriscono e lo intristiscono.
Una Chiesa che non solo fa denuncia ma che annuncia e protegge. Ognuno si senta chiamato a preservare la terra, amarla, rispettarla, tenerla pulita. Siano difese le coste e il mare dall’abusivismo edilizio dilagante; il nostro territorio sia aiutato e siano promossi agricoltura e allevamenti in grado di portare sul mercato i nostri prodotti tipici.
Una Chiesa che, riaccendendo il motore dell’amore, sia capace di dare calore, entusiasmo, forza, dinamismo, progettualità. Una Chiesa che sappia guardare con fiducia e speranza al futuro perché, facendo esperienza di Gesù risorto, come i discepoli di Emmaus, sperimenti la sua presenza e, soprattutto nei momenti di sconforto e delusione, quando tutto diventa freddo, faccia riardere il cuore perché ritorni a battere forte. Cristo è risorto, è veramente risorto!
A questo punto Papa Francesco si pone un interrogativo: Cosa fare? E dice:
“Se vediamo nel nostro intimo e attorno a noi i segnali appena descritti, ecco che la Chiesa, nostra madre e maestra, assieme alla medicina, a volte amara, della verità, ci offre in questo tempo di Quaresima il dolce rimedio della preghiera, dell’elemosina e del digiuno. Dedicando più tempo alla preghiera, permettiamo al nostro cuore di scoprire le menzogne segrete con le quali inganniamo noi stessi, per cercare finalmente la consolazione in Dio… L’esercizio dell’elemosina ci libera dall’avidità e ci aiuta a scoprire che l’altro è mio fratello: ciò che ho non è mai solo mio. Come vorrei che l’elemosina si tramutasse per tutti in un vero e proprio stile di vita!”
Oltre alle indicazioni date da Papa Francesco, sorretti dall’elemosina, dal digiuno e dalla preghiera, lasciamo che Gesù riaccenda in tutti il fuoco della Pasqua. Ho pensato di condividere con buona parte delle comunità parrocchiali dei momenti significativi (in tutte le altre comunità, a Dio piacendo, sarò presente l’anno prossimo):
Come dice Papa Francesco “Una occasione propizia sarà anche quest’anno l’iniziativa “24 ore per il Signore”, che invita a celebrare il Sacramento della Riconciliazione in un contesto di adorazione eucaristica. Nel 2018 essa si svolgerà venerdì 9 e sabato 10 marzo, ispirandosi alle parole del Salmo 130,4: «Presso di te è il perdono». In ogni diocesi, almeno una chiesa rimarrà aperta per 24 ore consecutive, offrendo la possibilità della preghiera di adorazione e della Confessione sacramentale”.
Penso che in ognuna delle tre Vicarie si possa scegliere una chiesa che rimanga aperta per 24 ore per l’adorazione eucaristica e con la disponibilità dei confratelli per le confessioni. Sarebbe un grande atto di carità.
In tutte le chiese, nell’aula liturgica, ci si siede uno accanto all’altro. Nel Vangelo si parla delle tentazioni. Riflettiamo quanto i nostri rapporti siano abitati da paure e da desideri: sia la paura di perdere il posto che si occupa come ministero, sia il desiderio di scalare più in alto a scapito di un altro. Se le panche o le sedie sono il luogo dell’incontro e del dialogo, lo scambio della pace potrebbe diventare il momento per la ricostruzione dei rapporti umani.
Pensando al Vangelo della Trasfigurazione. L’altare viene chiamato anche “mensa eucaristica” attorno alla quale, come in ogni casa quando la famiglia pranza o cena, ci si ritrova insieme. Valorizziamo il momento dell’offertorio, evitando di presentare all’altare troppi e diversificati doni, ma offrendo solo il Pane e il Vino che, per l’azione dello Spirito, diventano Corpo e Sangue di Cristo. Così anche noi, trasfigurati in Cristo, nutrendoci della sua Parola e del suo Corpo e Sangue, mostreremo una vita straordinaria.
Ci viene presentata la famosa scena dove Gesù, arrabbiato, scaccia i venditori e i cambiavalute dal tempio. Il percorso sinodale ci ricorda l’importanza del discernimento che siamo chiamati a fare nella nostra vita per scegliere che cosa tenere e che cosa, invece, è bene lasciare. Anche questa domenica puntiamo l’attenzione sull’altare, centro di tutta l’azione liturgica, luogo della memoria. Siamo invitati, come cristiani, a liberarci del rancore che ci portiamo dentro, scegliendo la riconciliazione. Si potrebbe valorizzare l’atto penitenziale.
La prima lettura e il brano del Vangelo ci presentano il serpente innalzato e il Crocifisso. Ripensiamo a come viviamo la nostra affettività alla luce dell’amore che Cristo ha per noi: Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito» (Gv 3,16). A volte viviamo relazioni di affettività malate sia all’interno della vita matrimoniale e familiare che fuori di essa. Amicizie che diventano relazioni dominanti sull’altro/a, ministeri che sono come patacche o stellette militari affibbiate sempre alle stesse persone… Durante la liturgia potrebbe essere valorizzato il momento della proclamazione della Parola: la Scrittura, infatti, è la grande lettera d’amore che Dio ha scritto a tutta l’umanità. Si auspica che possa essere portata in modo solenne all’inizio della processione d’ingresso, intronizzandola e facendola proclamare a chi l’ha meditata, capita e non ai primi che arrivano o addirittura a bambini.
I Greci sono pagani e chiedono a Filippo di vedere Gesù. Sono tantissime le persone che ci chiedono, oggi, che Gesù sia visibile nella nostra vita. In questa domenica, pertanto, volgeremo lo sguardo verso la porta centrale della nostra chiesa parrocchiale che, per l’occasione, se non fa freddo e non tira vento, potrebbe rimanere aperta per uscire e portare l’Eucaristia nella vita di tutti i giorni. Sosteniamo le Caritas Parrocchiali, aiutiamo la mensa Caritas “Don Giovanni Mele”, dove tutti i giorni una settantina di persone trovano un pasto caldo. A turno, le parrocchie della città, potrebbero farsi carico del pranzo e del servizio nella stessa mensa.
“Nella notte di Pasqua rivivremo il suggestivo rito dell’accensione del cero pasquale: attinta dal “fuoco nuovo”, la luce a poco a poco scaccerà il buio e rischiarerà l’assemblea liturgica. «La luce del Cristo che risorge glorioso disperda le tenebre del cuore e dello spirito», affinché tutti possiamo rivivere l’esperienza dei discepoli di Emmaus: ascoltare la parola del Signore e nutrirci del Pane eucaristico consentirà al nostro cuore di tornare ad ardere di fede, speranza e carità”. (Papa Francesco)
Vi abbraccio e benedico tutti e buon cammino quaresimale.
Matera lì, 02 febbraio 2018
Presentazione del Signore
Vostro † Don Pino
Di seguito sono elencati i numeri identificativi dei biglietti estratti durante la riffa dei festeggiamenti in onore dei Santi Medici di martedì 26 settembre 2017.
Continue reading “Premi riffa Santi Medici | 25-26 Settembre 2017”

Sulla vita di Cosma e Damiano le notizie sono scarse. Si sa che erano gemelli e cristiani. Nati in Arabia, si dedicarono alla cura dei malati dopo aver studiato l’arte medica in Siria. Ma erano medici speciali. Spinti da un’ispirazione superiore infatti non si facevano pagare. Di qui il soprannome di anàrgiri (termine greco che signific
a «senza argento», «senza denaro»). Ma questa attenzione ai malati era anche uno strumento efficacissimo di apostolato. «Missione» che costò la vita ai due fratelli, ch
e vennero martirizzati. Durante il regno dell’imperatore Diocleziano, forse nel 303, il governatore romano li fece decapitare. Successe a Ciro, città vicina ad Antiochia di Siria dove i martiri vengono sepolti. Un’altra narrazione attesta invece che furono uccisi a Egea di Cilicia, in Asia Minore, per ordine del governatore Lisia, e poi traslati a Ciro.
Continue reading “Programma festa dei Santi Medici | 25-26 settembre 2017”

MARTEDI’ 15 AGOSTO
Carissimi,
la festa di San Giulio I, Papa, che ci apprestiamo a vivere, vuoi essere per tutti noi un’occasione per incontrare Gesù e permettere che la gioia dei Vangelo riempia il nostro cuore e la nostra vita.
Continue reading “Programma Festeggiamenti San Giulio I, Papa – Terzo Cavone”